La coordinatrice Po Trapani Parisi alla mobilitazione #pensioniegiovani: "Le lavoratrici discriminate oggi saranno pensionate svantaggiate domani"

Lavoratrici, mamme o pensionate: qualunque sia il ruolo, in Italia sono le donne a essere discriminate. A segnalare questa profonda asimmetria di genere è l’Istat L’Istituto nazionale di statistica, che in una recente audizione alla Camera dipinge un mondo del lavoro che parla solo al maschile, con uomini dagli stipendi maggiori rispetto alle colleghe e un aumento di lavoratrici irregolari e neo mamme senza occupazione dopo il parto.

Un mondo dove è il 30% delle madri e quasi il 25% delle under 65 (rispetto ad un mero 3% degli uomini) a rimanere a casa per motivi legati alla famiglia …

… un mondo dove più della metà delle interruzioni di lavoro, per le donne,  avvengono dopo la gravidanza. 

Dati alla mano, si parla di uscite prolungate di almeno 5 anni nel 60% dei casi. Complessivamente  quasi una donna su tre lascia il lavoro dopo un figlio.

Alla disparità di genere in ufficio si associa un’elevata asimmetria dei ruoli della coppia: la mamma resta la figura più presente in casa, visto che nelle coppie con figli il 72% delle ore di cura della coppia sono svolte dalle donne.

 “Oltre ad avere più interruzioni per motivi familiari poi, i percorsi lavorativi delle donne sono più spesso caratterizzati da lavori atipici e precariato”.  

Dunque più part-time e precarietà femminile che maschile!

Disuguaglianze di genere che per l’Istat sono le causa delle disparità di trattamento pensionistico: le donne, infatti, sono la maggioranza dei pensionati (53%) ma assorbono solo il 44% della spesa pensionistica. 

In altre parole, assegni “rosa” più bassi: sotto i mille euro più della metà delle pensionate (rispetto a un terzo degli uomini) mentre il 15% resta sotto la soglia dei 500 euro al mese, ed il numero dei pensionati con assegno superiore a 3mila euro al mese è tre volte superiore a quello delle donne.

In altre parole lavoratrici discriminate oggi si traducono in pensionate svantaggiate domani.

E tali svantaggi  non verranno colmati” fino a che “non saranno superate le disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro, nell’organizzazione dei tempi di vita       e non sarà disponibile una rete adeguata di servizi sociali per l’infanzia”. 

Uno scenario davvero poco roseo per le donne italiane vittime di una politica che evidentemente non legge i dati appena enunciati…

… una politica che con la riforma Fornero ha fortemente penalizzato le donne non tenendo conto del ruolo da loro svolto nel lavoro di cura…    supplendo cosi  alle carenze del sistema di welfare e provocando a se stesse buchi contributivi che determinano una forma “femminile “di povertà pensionistica.

Noi riteniamo dunque  necessario che venga esteso e potenziato, presso tutte le gestioni previdenziali, il riconoscimento della contribuzione figurativa per i periodi di congedo parentale e per i periodi in cui le donne e gli uomini si dedicano al lavoro di cura e di assistenza di familiari disabili gravi.

Noi pretendiamo dalla politica attenzione per il mondo femminile ovvero per  la maggioranza dei cittadini di questo paese!  Grazie.

 

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